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“E restiamo seduti sugli argini del fiume, mentre la luna, che l'ama anch'essa, si china per mandargli un bacio sororale e stringerlo tra le sue argentee braccia; e restiamo a guardarlo scorrere, mentre con canti e sussurri va incontro al suo re, il mare- fino a quando le nostre voci muoiono nel silenzio, e le pipe si spengono- fino a quando noi, giovanotti come tanti, ci sentiamo stranamente pieni di pensieri, in parte tristi, in parte dolci, e non proviamo più il desiderio di parlare…” 
Tre amici londinesi decidono di trascorrere una vacanza in barca sul Tamigi per dormire sotto le stelle: Jerome, ipocondriaco preoccupato da non aver contratto il ginocchio della lavandaia; Harris, uomo cinico e concreto, che tiene sotto controllo le azioni altrui; George, pigro ma non abbastanza da dispensare saggi consigli; infine Montmorency , il placido cane che viene coinvolto con disappunto all'avventura dei suoi amici umani. Tra divertenti imprevisti e disastri annunciati, tra panni troppo sporchi per essere lavati e cibo in scatola che non vuol sapere di aprirsi, visite improvvisate a labirinti sconosciuti e tre poveri pescatori travolti dalla loro barca, le vicissitudini reali e i racconti di strambe avventure passate si intrecciano e fanno da cornice ad un viaggio fuori dal comune. I luoghi che i tre amici visitano lungo il Tamigi prendono una forma inusuale, pregna di una dolce filosofia a volte sottovalutata: il miglior modo per tener testa alla vita, perfino nelle situazioni peggiori, è proprio riderci sopra. 

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