Speak. Le parole non dette
Giunti, 2009
Traduzione di Tiziana Lo Porto
192 pagine
Sono sopravvissuta. Sono qui. Confusa, incasinata, ma qui. Come faccio a ritrovare la mia strada? C'è una motosega dell'anima, una scure che io posso usare per potare i brutti ricordi e le paure?
Melinda sale sul pulmino il suo primo giorno di liceo. Si guarda intorno e sente che nessuna delle persone che evitano il suo sguardo la vuole di fianco, sa che nessuna di quelle persone le rivolgerà la parola e che nessuna vorrà ascoltarla raccontare delle sue vacanze. Capisce che sta per iniziare un anno difficile dopo un'estate difficile. E allora prende posto da sola, rimane così, in silenzio abituandosi da subito a quella che sarà la sua vita nella nuova scuola, abituandosi alla sua compagnia. Sembra che niente potrà mai tornare come prima, i suoi compagni e le amiche di sempre non le perdoneranno la chiamata alla polizia ad interrompere la festa dell'estate passata, non cercheranno di capire il perché di quella telefonata e non smetteranno di vederla come quella che ha rovinato il divertimento.. non interessa a Rachel, la sua migliore amica fino a tre mesi prima, il motivo e il suo dolore, e lentamente Melinda decide di poter fare a meno delle parole. Non sa più di chi fidarsi e quindi abbandona il mondo, si mette da sola in uno sgabuzzino, in punizione. Chiude la comunicazione. Con i genitori e con gli insegnati e si dimentica di sé. Ma scatta qualcosa, piano in sordina si accorge che il mondo non sempre ferisce e molte volte aspetta, ti aspetta. Melinda cerca orecchie buone che riescano ad intuire il suo dolore, trovando le sue parole incontra di nuovo anche se stessa...
Commenti
24/03/2026 15:25
3A - IC4 "Panzini", Bologna
Non ho letto il romanzo, ma il graphic novel, ma la storia era abbasta bella. Nel fumetto, i disegni erano molto facili da capire, i cambi di luoghi o tempo erano suddivisi in un modo "speciale" per me. A dire l verità, questa storia è più utile alle persone con degli problemi amicizia o che si stanno preparando per andare agli superiori, perché forse potranno prepararsi a degli problemi che incontreranno.