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Mi chiamo Attilio Limonta, classe 1919. Vengo da un paese sui monti del lago di Como. E questa è la storia di come sono morto. Comincia come una barzelletta […]. Ci sono un italiano, un russo e un tedesco. Non si conoscono, non si piacciono, non si capiscono.
Seconda Guerra Mondiale, campo di prigionia russo nel Mar Bianco. Un ex contrabbandiere italiano e un ufficiale tedesco fuggono in un disperato tentativo di libertà dalle difficili condizioni del campo. Nella fuga prendono come ostaggio e guida un giovane soldato russo, perché apra loro la strada attraverso distese di neve che paiono senza fine e un freddo che gela le ossa sotto il cappotto.È un viaggio pericoloso, con i carcerieri sempre alle calcagna e il conflitto bellico che imperversa tutt' attorno, invisibile e forse lontanissimo, ma sempre presente. L' unico modo per sopravvivere è trovare un modo per collaborare, superare le differenze e le antipatie, condividere un pezzo di strada nonostante le diverse destinazioni, le lingue incomprensibili, gli schieramenti politici antitetici.Tra i lunghi silenzi ci sarà il tempo per pensare al passato e al futuro, per innamorarsi e per riflettere sulla natura della guerra, per osservare l' orizzonte senza fine di una terra lontana da casa e ostile ma anche, a suo modo, bella.

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