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Nel silenzio, Babe balbettò: «...Come... come può fare una cosa simile?» «Come? Posso darle la risposta che diede una volta un vecchio ebreo? Era un uomo molto saggio, sa. Disse così: 'Per loro, non eravamo loro simili'. Per me, infatti, lei non è un essere umano.» Alla terza ripresa, Babe implorò: «Mi uccida...» «Un ebreo non può morire quando vuole lui, ma solo quando vogliamo noi» fu tutto quello che Szell rispose. Poi ricominciò.
Thomas Babington Levy, detto Babe, ha venticinque anni, ama la Storia e soprattutto la sua nuova ragazza, Elsa, ma anche la maratona. Babe corre, corre, corre sempre e tra i suoi idoli c' è Abebe Bikila che, nel 1960, corse alle Olimpiadi la maratona a piedi nudi vincendola e diventando il primo atleta africano a vincere una gara così importante. Ma questa non è la storia di un atleta, è la storia di un ragazzo ingenuo, non molto affascinante e che cammina ciondolando le braccia, che si ritrova invischiato suo malgrado in una complicata rete di spie, intrighi internazionali, assassini e doppiogiochisti. Assiste inerme alla morte del fratello maggiore, Doc, che muore dissanguato tra le sue braccia e in quel momento tutto il suo mondo crolla. Rapito da una banda di criminali, Babe si ritrova seduto su una sedia da dentista a dover rispondere a domande di cui non sa la risposta, cercando di capire di chi si può fidare.

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