Abbiamo sempre vissuto nel castello
Adelphi, 2020
Traduzione di Monica Pareschi
189 pagine
“Merricat”, disse Connie, “tè e biscotti: presto, vieni.” “Fossi matta, sorellina, se ci vengo m'avveleni.”
Perché in paese i negozianti evitano la giovane Mary Katherine Blackwood come se fosse una strega e i bambini cantano alle sue spalle una macabra filastrocca? Perché Mary, la bellissima sorella Constance e lo zio Julian vivono da tempo segregati in una casa al limitare della foresta? E che cosa è successo veramente al resto della loro famiglia, sterminata sei anni prima durante una cena poco appetitosa? Alle signore perbene che ogni settimana bevono il tè in compagnia delle sorelle Blackwood, pare impossibile che una delle due care ragazze, così attente alla casa e ottime cuoche, possa essere un'assassina; eppure, meglio non fidarsi troppo…Al cugino Charles, che si presenta inaspettatamente alla porta di casa intenzionato a romperne l'isolamento, pare impossibile che la ricca eredità dei Blackwood sia lasciata in mano a due giovani donne sprovvedute, di cui non ci si può fidare…Ospiti ed invitati di Merricat e Connie, state molto attenti a non farle arrabbiare: lo zucchero nelle vostre fragole potrebbe essere arsenico!
Commenti
11/05/2026 18:44
1ASA - Liceo "Andrea Maffei", Riva del Garda (TN)
RECENSIONE LIBRO “ABBIAMO SEMPRE VISSUTO NEL CASTELLO”, DI SHIRLEY JACKSON
Dopo aver chiuso il libro, ho sentito una sensazione di ansia dentro. Non era quella ansia che ti fa saltare sulla sedia mentre guardi un film horror, ma una sensazione più sottile, come quando senti un rumore leggero in casa e non riesci a capire da dove viene.
Mentre leggevo, mi sembrava di essere dentro una bolla. C'era questa casa perfetta, dove tutto sembrava seguire regole precise e rassicuranti, ma allo stesso tempo sentiva che c'era qualcosa di profondamente sbagliato sotto la superficie. La cosa che mi ha fatto riflettere di più è stato il modo in cui il libro trattava la normalità. Mi sono ritrovato a stare dalla parte delle protagoniste, nonostante i loro comportamenti fossero assurdi.
È strano, perché la scrittrice ti fa vedere gli abitanti del paese, quelli che dovrebbero essere le persone normali, come i veri mostri, cattivi e violenti. Mi sono sentito quasi complice delle due sorelle, come se fossi chiuso in cucina con loro a proteggermi da un mondo esterno che sembra solo capace di fare del male. La Jackson ha questo modo di scrivere che ti fa sentire dentro la storia, ti fa sentire come se fossi lì con i personaggi, a vivere le loro paure e le loro ansie.
La villa sembra un posto sicuro, ma in realtà ti fa sentire intrappolato. C'è una specie di contraddizione tra la gentilezza delle persone e un'atmosfera oscura che non si dissolve mai. Il tema della diversità mi ha colpito molto. Mi ha fatto capire come le persone possano essere crudeli con chi non comprendere. E come, a volte, chi viene escluso finisce per crearsi un proprio mondo, dove non valgono più le regole del bene e del male.
Alla fine, mi sono rimaste molte domande. Chi è veramente pazzo? Chi vive in un mondo di oscurità o chi, fuori, è pronto a distruggere tutto per odio? Questo libro ti lascia con una sensazione di disagio, un po' confuso, ma anche con la voglia di riflettere ancora un po' su tutto. È un libro che ti fa pensare, ti lascia con una sensazione di malessere, ma anche con la voglia di capire meglio le cose. Il tema della diversità e dell'esclusione è molto forte e ti fa ragionare su come le persone possono essere trattate in modo crudele.
03/04/2026 14:22
1E - Liceo "Laura Bassi", Bologna
"Abbiamo sempre vissuto nel castello" di Shirley Jackson parla di Marricat (Mary Katherine Blackwood)
che vive in una casa nel bosco isolata dalla città, con lo zio Julian e la sorella Constance.
I suoi genitori e il resto della sua famiglia sono morti per avvelenamento 6 anni prima...
L'intreccio avviene proprio attorno a questo "omicidio" con una simil-investigazione, anche se personalmente non direi che è il tema principale; direi però che un altro tema molto forte è quello dell'esclusione sociale e delle differenze che la società fa.
Infatti trovo che l'autrice abbia raccontato nel migliore dei modi il male insito nella natura umana inserendolo in un contesto di ambigua normalità.
Infatti per tutta la durata del libro si può costantemente sentire un'atmosfera angosciante.
Consiglio questo libro alle persone che vogliono leggere una storia piena di suspence e stranezze.
Personalmente mi è piaciuto tantissimo soprattutto perché mi sono sempre sentita un po' diversa e questo libro ha rappresentato un po' della mia stranezza.