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Le parole dell'abate, quando ci aveva lasciati lì, risuonavano nella mia testa sempre meno convincenti, sempre più lontane e insensate “Shotaro, non sempre il bene arriva dalla direzione in cui sei abituato a posare lo sguardo. Ricordatelo.”
Shotaro è il figlio del Samurai del villaggio, e suo naturale erede nell'arte della guerra e del comando. Purtroppo però il ragazzo ha un handicap fisico che gli impedisce di avere la stessa abilità nei movimenti dei suoi coetanei, e di conseguenza di poter percorrere fino in fondo la strada del Samurai. In queste condizioni, l'unica via disponibile per il ragazzo è quella monacale. Inizia così il praticantato obbligato presso un Monaco che cerca di introdurlo all'arte del controllo di sé, dello studio e della scrittura. Shotaro però non si dà per vinto: vuole diventare Samurai.L'occasione si presenta quando alla porta del monastero giunge Kenwa, un Ronin caduto in disgrazia, che cerca asilo per sé e per il figlio. Protezione che gli viene concessa in cambio della disponibilità di allenare Shotaro e gli altri ragazzi del villaggio. L'allenamento è veramente massacrante, e comprende attività che apparentemente non servono allo scopo, per esempio pulire le stalle degli animali, ma Shotaro e gli altri ragazzi resistono e danno il meglio di loro stessi. Anche perché all'orizzonte si accalcano nuvoloni poco piacevoli: i terribili soldati del Daimyo si stanno preparando per attaccare e ridurre alla schiavitù gli abitanti del villaggio.

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