Open
Einaudi, 2015
Traduzione di Giuliana Lupi
502 pagine
Il tennis è uno sport così maledettamente solitario. Soltanto i pugili possono capire la solitudine dei tennisti – anche se i pugili hanno i loro secondi e i manager. Perfino il suo avversario fornisce al pugile una sorta di compagnia, qualcuno a cui può avvinghiarsi e contro cui grugnire. Nel tennis sei faccia a faccia con il nemico, scambi colpi con lui, ma non lo tocchi mai, né parli a lui o a qualcun altro. Il regolamento vieta perfino che un tennista parli col proprio allenatore mentre è in campo.
Può un tennista odiare il tennis? Può uno dei più vincenti e famosi sportivi degli ultimi vent'anni dichiarare praticamente in ogni pagina della propria autobiografia che ciò che gli ha portato soldi, gloria e successo è uno sport che non ha scelto, che gli è stato imposto, che detesta in modo viscerale? In realtà parlare di autobiografia in questo caso è un po' riduttivo. Di solito quando ci allungano un libro sulle memorie dell'ennesimo sportivo che racconta le proprie vittorie e sconfitte, magari di una disciplina che neanche ci appassiona, ci viene da roteare gli occhi verso l'alto e sbuffare… Cosa mai potrò imparare dalla storia di uno che con ogni probabilità non si è neanche mai dovuto occupare di cucinare una pastasciutta? Non è questo il caso. Proprio no.
Andre Agassi era un punk, un ribelle, uno che si scontrava in ogni modo con le consuetudini signorili e aristocratiche del tennis, uno che si tingeva i capelli, portava gli orecchini e giocava con i calzoncini di jeans, ma anche uno dei più forti ribattitori della storia di questo sport. Open non è per niente l'autobiografia che vi aspettate. Per esempio di tennis giocato si parla pochissimo (per fortuna, sai che noia leggersi pagine e pagine di cronaca delle partite senza poterne vedere le immagini). Open è la storia di un uomo, dei suoi successi e dei suoi clamorosi tonfi, che combatte prima di tutto per capire chi è, e per diventare se stesso, e lo fa anche attraverso lo sport a cui è stato avviato da bambino da un padre che voleva a tutti i costi un figlio campione.
Andre Agassi era un punk, un ribelle, uno che si scontrava in ogni modo con le consuetudini signorili e aristocratiche del tennis, uno che si tingeva i capelli, portava gli orecchini e giocava con i calzoncini di jeans, ma anche uno dei più forti ribattitori della storia di questo sport. Open non è per niente l'autobiografia che vi aspettate. Per esempio di tennis giocato si parla pochissimo (per fortuna, sai che noia leggersi pagine e pagine di cronaca delle partite senza poterne vedere le immagini). Open è la storia di un uomo, dei suoi successi e dei suoi clamorosi tonfi, che combatte prima di tutto per capire chi è, e per diventare se stesso, e lo fa anche attraverso lo sport a cui è stato avviato da bambino da un padre che voleva a tutti i costi un figlio campione.
Commenti
16/05/2026 21:51
3ES - Liceo "Torricelli-Ballardini", Faenza (RA)
Già che il tennis non è esattamente lo sport più imprevedibile che esista con il suo ritmico andirivieni, se a questo si aggiunge che il campionissimo di questa epoca è un glaciale altoatesino che non urla, non impreca, quasi non suda, diventato testimonial di ogni marchio, dal caffè alla rete (internet, non tennistica); beh partendo da questo presupposto non mi sarei mai lanciato a leggere una autobiografia di un tennista.
Fortunatamente ho scoperto con mia grande sorpresa come ai tempi dell'autore i tennisti e le tenniste erano delle autentiche rockstar (fonte: mio padre): da chi trasformava il campo in una pista da ballo, a chi condiva gli scambi con bestemmie, insulti e racchette rotte ogni 5 minuti, passando per chi portava avanti imponenti battaglie per conquistare la celebrità più famosa oppure per la parità di diritti, come nel caso di Billie Jean King, simile a come la squadra italiana di Davis sfidò il dittatore Pinochet giocando contro il Cile con una garibaldina casacca rossa.
Ma l'apice di questo fenomeno del “glam tennis” fu senz'altro lui: André AGASSI.
Iniziamo dal look: vestito con un completino scampanato e coloratissimo, combatteva una incipiente calvizie tenendo i capelli (quelli rimasti) lunghissimi e biondi ossigenati e racchiusi in una "brandizzata" fascia elastica. Vinse ben 60 ATP e 8 Slam, oltre a conquiste d'amore fuori (e poi dentro) al campo.
Questo ragazzo portava sulle sue spalle un enorme macigno: i suoi genitori e i suoi fratelli e sorelle si aggrappavano a lui (ed al suo formidabile rovescio da fondo campo) per riscattare una rocambolesca avventura: fuggire dall''Iran della Rivoluzione per inseguire un sogno nato semplicemente vedendo per la prima volta un campo da tennis piombato come un alieno nel cortile dell'ambasciata USA a Teheran.
Open è un libro avvincente e ben scritto, d'altronde il correttore di bozze è stato J. R. Moehringer, giornalista vincitore del premio Pulitzer, quindi qualcuno che sa dove mettere le virgole. Ma la polpa, il succo, il sudore e il sangue sono di André e della sua parabola; partito da zero, arrivato in cima, rischiando infine di perdersi tra dolori fisici e demoni personali.
Come cantava Natalie Taylor “love is the answer”.
Dopo lustri di attricette, André trova il vero amore in quella teutonica campionessa che ha sempre visto allenarsi accanto a lui: Steffi Graff diventerà sua moglie, sua manager, la madre dei suoi figli, sua ancora di salvezza, in sintesi la soluzione.
Il difetto principale del libro colpisce i giovincelli come me che non hanno vissuto quegli anni: per chi ha un migliore "contesto storico" il libro è più comprensibile, ma risulta ugualmente godibile a tutti.
Questa storia ti ha fatto venire in mente un luogo?
Secondo te c'è una colonna sonora perfetta?
24/01/2025 22:29
1A LSA - IIS Fantini, Vergato (BO)
Questo libro mi ha appassionato sin dalla prima pagina. Travolgente ed emozionante, lo consiglio vivamente anche a chi, come me, non si è mai avvicinato al mondo del tennis. Trovo questa autobiografia particolarmente adatta ai giovani che affrontano le difficoltà di tutti i giorni e stanno ricercando la determinazione per raggiungere i propri obiettivi e scopi nella vita.