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Mentre tendono i muscoli preparandosi allo scatto iniziale, sanno di essere lì non soltanto per correre, ma per testimoniare qualcosa. Di essere lì anche per Martin Luther King, per John e Robert Kennedy, per i tanti neri senza nome impiccati dal Ku Klux Klan ai frondosi alberi del Sud; e per quei giovani corpi lasciati a morire, crivellati di proiettili, sulla Piazza delle Tre Culture.
Si parte da una famosa foto, riproposta in copertina, che ritrae tre atleti su un podio. Siamo nel 1968, anno cruciale della nostra storia, e i tre campioni hanno vinto i 200 metri alle Olimpiadi di Città del Messico, entrando nella storia sportiva per aver superato i precedenti record mondiali, una corsa che resta ancora oggi la più veloce. Ma non è una foto come le altre, perché due di loro alzano un pugno guantato di nero, sono a piedi scalzi e al petto hanno uno stemma, quello dell' OPHR (The Olympic Project for Human Rights). Sono Tommie Smith e John Carlos, due giovani uomini, che con grande coraggio hanno deciso di denunciare la difficile condizione dei neri in America, sfidando tutti e rischiando di essere considerati traditori dall'America intera. Questa è la loro storia, ma è anche la storia del terzo uomo, Peter Norman, che con tenacia ha condiviso la loro lotta senza mai tirarsi indietro.

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