Ti è piaciuto?

Brodeck vive con la moglie Emelia, la figlia e la vecchia Fedorine in una casa nei pressi del bosco, non lontano da un piccolo villaggio disperso tra le montagne. La guerra è finita da poco e ha lasciato cicatrici profonde.
Una sera Brodeck va alla locanda del paese per comprare del burro e trova tutti gli uomini riuniti, l'aria è carica di tensione, qualcosa di terribile è accaduto: hanno ucciso l'Anderer. 
I presenti gli chiedono di scrivere un rapporto, in modo che tutti possano comprendere le ragioni che li hanno spinti a compiere il delitto. Brodeck intuisce dalle mani strette sui manici dei coltelli di non avere molta scelta. Inizia quindi ad indagare sull'omicidio di quell'uomo misterioso, che nessuno sa come si chiamasse veramente - Anderer è un soprannome, significa “l'altro”- né da dove venisse e perché avesse scelto di fermarsi proprio in quel villaggio. L'indagine lo porterà però a scavare così a fondo da far emergere pesanti verità sugli uomini più influenti del villaggio, su sé stesso e persino sulla sua famiglia, tanto da sentirsi minacciato e da dover compiere una scelta drastica.

Commenti

Avatar lorenzogatta
19/04/2022 22:38
1N - Liceo Ulivi, Parma
Questo fumetto è ben diverso da quelli che leggo di solito, sia nel genere che nella presentazione, ma ne sono rimasto piacevolmente colpito. Il formato è voluminoso e completamente diverso dai piccoli fumetti che si trovano in circolazione. Le immagini sono in bianco e nero molto dettagliate, buie, cupe a volte spaventose ma rappresentano la parte fondamentale del libro, molto più comunicative rispetto ai brevi dialoghi. Suggerisco di prestare molta attenzione alla sequenza delle vignette nei dettagli in quanto sono parte integrante della storia e da sole rivelano molte caratteristiche dell'atmosfera del paese. La trama è molto intrigante e appassionante e l'autore ha realizzato un avvincente flashback per farci conoscere i diversi aspetti dei personaggi. La storia è ambientata in un piccolo villaggio situato sulle Alpi, abitato da poche persone che stanno vivendo gli orrori della Seconda Guerra Mondiale. Durante la storia, i dialoghi di Brodeck (il protagonista) con i vari abitanti del paese mettono in luce quanto la guerra abbia solcato i loro cuori e abbia condizionato le loro vite. All'arrivo in paese di uno straniero, l'Anderer (nel dialetto locale significa “l'altro”), i paesani rimangono inizialmente ammaliati dal suo comportamento e dalla sua purezza d'animo e i bambini lo seguono per il paese attratti dal suo sorriso. Gli adulti però ragionano in modo diverso: dopo i tristi avvenimenti capitati al villaggio, nessuno è più capace di fidarsi, specialmente di un estraneo. Le sue parole sincere ricordano a tutti i peccati che hanno commesso e iniziano così a maturare un odio sprezzante verso di lui, facendo emergere la loro vera natura. Nel fumetto sono presenti molti temi di cui discutere come il paragone tra gli umani e gli animali, con riferimento in particolare ai maiali, l'ambiguità del comportamento delle persone quando si trovano in un gruppo, ma soprattutto gli orrori della guerra e l'egoismo degli esseri umani. Questo libro mi ha fatto molto riflettere sulla natura umana.
Avatar Elisabettatimis
20/04/2022 07:45
1N - Liceo Ulivi, Parma
ho iniziato a leggere Brodeck aspettandomi una storia e un'ambientazione completamente diversa da quelle effettivamente trattate dal libro, ma sono stata piacevolmente stupita. Il rapporto di Brodeck ci porta a scavare non solo nella mente mente di un singolo ma di un intero villaggio segnato dagli orrori della guerra. Man mano che ci si addentra nella psicologia dei personaggi, il libro ci porta a riflettere su diversi temi e ci fa luce sulla vera natura dell'uomo, che si avvicina sempre di più a quella animale, e ci porta a chiederci:” saremmo anche noi in grado di spingerci mai a tanto per la paura?”. Il rapporto di Brodeck è stato il primo fumetto che io abbia mai letto e più volte mi sono ritrovata a leggere le immagini piuttosto che le parole, immagini segnate da tratti scuri che segnano i volti dei personaggi come cicatrici.
Avatar Marco_Fasano
27/03/2022 19:54
2F - Liceo Copernico, Bologna
Un vero e proprio trattato sulla condizione umana, la paura del diverso, di quello che ci ricorda chi siamo veramente e le atrocità che siamo disposti a fare comandati dalla paura. Un uomo, innocente, tormentato dai demoni del passato a causa dalla ferocia che i suoi occhi hanno dovuto osservare, ma con la purezza e consapevolezza che solo chi “è tornato da dove non si torna” può avere. Egli si ritrova circondato da nemici contro i quali non vorrebbe lottare ma fino all'ultimo cerca di far prevalere la verità e la pace contro la diffidenza e l'odio. Un piccolo villaggio che si arrampica sulle aspre vette delle alpi, popolato da poco più di un centinaio di persone, persone comuni, finché non irrompe la violenza e crudeltà di una guerra orribile che scava nell'anima dei paesani e fa emergere la loro vera natura animale, istintiva e fredda che li porta a sacrificare i propri compagni per salvare la propria vita. Una luce che compare misteriosamente in questo buio, uno straniero che si stabilisce nel villaggio, L'Anderer (“l'altro”), un uomo puro, paragonato ad un santo, ma il villaggio non è ancora pronto, le ferite della guerra sono ancora aperte e nessuno è disposto a fidarsi, le sue parole semplici e innocue vengono viste con sospetto e la sua sincerità ricorda agli uomini quello che anno fatto, senza filtri, per loro “è come il sale versato nelle piaghe aperte”. Questo fumetto mi ha permesso di riflettere su numerosi temi quali: la guerra, l'egoismo, la paura del diverso che permane nell'istinto dell'uomo e l'inesorabilità del tempo che permette alle persone di dimenticare qualsiasi cosa. Le illustrazioni cupe, buie e spaventose del fumetto, realizzate con tratti forti e ben marcati rendono la storia estremamente realistica, uno degli elementi grafici che mi ha colpito di più è il modo nel quale il disegnatore rappresenta i soldati nazisti, come mostri senza una faccia ed un'identità, privi di qualsiasi sentimento umano.

Secondo te c'è una colonna sonora perfetta?

Apri →

Avatar 0naiziT
25/03/2022 21:35
1E - Liceo Laura Bassi, Bologna
Una storia che ti scava dentro grazie alla sua narrazione sconvolgente. La lotta del personaggio e della sua umanità contro il modo di reagire degli altri. La lotta che si esprime negli splendidi ritratti, nei giochi di sguardi, lo rendono molto interessante. I personaggi, non la tragicità dell' evento storico, sono la chiave di lettura e la forza di questa storia. Questo libro mi ha portato ad una riflessione profonda, lacerante sulla natura umana. Sul rimorso, sulla colpa, sulle atrocità della guerra e molto sull' egoismo degli esseri umani. Per esempio, il personaggio Anderer, che rappresenta la purezza dell' uomo, la semplicità del vivere e lasciar vivere. L'Anderer, nominato come il diverso, ricorda agli abitanti del paese che esiste sempre un' alternativa e che rispettare la diversità equivale a difendere la propria e l'altrui libertà. Ho dato 7 come recezione per la sua storia molto forte e pesante, per il suo tema, soprattutto per i colori scuri e la grafica dark.

Secondo te c'è una colonna sonora perfetta?

Apri →

Avatar francescasmaldino
24/03/2022 23:37
2E - Convitto Nazionale "Vittorio Emanuele II", Cagliari
Questa è stata la mia prima esperienza di lettura di un fumetto e devo dire di essere rimasta piacevolmente stupita. Alle solite pagine in cui la storia era narrata solo attraverso le parole, nel fumetto si aggiungono le immagini e i disegni che sono quasi più importanti e comunicativi rispetto alle brevi frasi che caratterizzano il fumetto. Il "Rapporto di Brodeck" mi è piaciuto molto e con la sua trama abbastanza lineare mi ha catapultato non solo nella storia che viene narrata, ma anche e soprattutto nel periodo storico in cui è ambientata. I disegni prevalentemente in bianco e nero a parer mio sono stati fondamentali per la completa immersione nella storia durante la lettura, una storia cupa.
Avatar Alby
23/03/2022 18:57
2A - Liceo Scientifico Statale "Ugo Morin", Venezia - Mestre
bello, mi è piaciuto molto
Avatar Giuliano-Tonolli
25/02/2022 16:03
2ACL - Liceo Rosmini, Rovereto
Dalla trama molto chiara e lineare, il fumetto ha fin da subito stimolato il mio interesse, piaciutomi molto per la sua trama e per la sua scorrevolezza. Ho molto apprezzato lo stile di disegno che, seppur in bianco e nero, riesce a trasmetter il dolore e le emozioni. Do un 7/10 per la capacità del fumetto di trasmettere le emozioni che si proverebbero in quella condizione e per lo stile.
Avatar io_sono_io
20/02/2022 18:13
1i - Liceo Galvani, Bologna
Mi è piaciuto molto e mi è parso molto scorrevole e piacevole. Per me era la prima volta che leggevo un fumetto all'inizio l'idea di dover scrivere un commento su di esso un po' mi spaventava perché avevo paura che la trama non fosse chiara è che avrei avuto difficoltà a capire la storia. Invece questo fumetto mi ha stupito dato che la trama era molto chiara e lineare. Tuttavia l'aspetto del libro che mi è piaciuto di più è la descrizione della società. Lo scrittore parla di una società che ha paura è che vuole ricominciare proprio per questo una frase che mi ha colpito molto è quando un abitante parlando con Brodeck paragona le persone a dei maiali e dice: “Masticano, inghiottono, cagano all'infinito e non sono mai sazi. Loro non pensano… non sanno cosa sia il rimorso né il passato… Si limitano a vivere.” Questa frase mi ha fatto molto riflettere perché in quel momento le persone di quel paese dovevano diventare come i maiali dovevano dimenticare e smettere di pensare per poter tornare a vivere come prima. Un altro aspetto del libro che mi è piaciuto molto è il rapporto di Brodeck con la figlia. Un frase che mi è piaciuta molto è quella che Brodeck dice a sua figlia dopo essere tornata dal campo di reclusione dove era stato prigioniero diverse settimane: “Qualcuno ti dirà che sei figlia del sudiciume, concepita dall'odio e dal terrore, qualcuno dirà che eri già sudicia prima di nascere… non dargli retta. Qualunque cosa dicano io sono tuo padre e ti dico che i fiori più belli, a volte, spuntano da una terra infetta.” Questa frase mi è piaciuta molto perché dimostra tutto l'amore di una padre verso il proprio figlio o figlia. Pensando a questo fumetto un' immagine che mi appare nella mente è quella di campi di concentramento nazisti, perché hanno vissuto la stessa pena che ha sofferto Brodeck in quel periodo.

Secondo te c'è una colonna sonora perfetta?

Apri →

Avatar berni
14/02/2022 13:02
1C - Liceo artistico Nervi-Severini, Ravenna
Questo fumetto mi ha colpito per vari motivi: il primo sono i disegni, infatti questo libro ha delle tavole bellissime e disegnate nel minimo dettaglio, sono in bianco e nero sono gli unici colori presenti in tutto il fumetto, che però secondo me rendono l'atmosfera più reale. La trama non mi ha fatti impazzire però comunque è valida. Tutto sommato a questo libro do' un 6 su 10. Lo consiglio a dei lettori di fascia madia, perché lo ho trovato un po' monotono e i personaggi non mi hanno coinvolto più di tanto.
Avatar gabibbo
07/02/2022 00:14
2i - Liceo Galvani, Bologna
“Il rapporto di Brodeck” è un fumetto del 2016 scritto da Manu Larcenet. E' diviso in due volumi ed è in realtà un adattamento del romanzo “Le rapport de Brodeck” (2008) dello scrittore francese Claudel Philippe. La storia è ambientata in un paesino sperduto e anonimo sul confine franco-tedesco, dove un uomo viene assassinato. Quest'uomo soggiornava nel paese da un bel po', e viene chiamato semplicemente “L'Anderer”, cioè l'Altro. Brodeck è un sopravvissuto dell'Olocausto che viene incaricato di redigere un rapporto dei fatti. L'aspetto più evidente del fumetto è lo stile, ossia un bianco e nero tendente al nero. E' l'aspetto che ho preferito della storia, uno stile che si adatta all'atmosfera cupa che la caratterizza. Oltre a ciò, quest'opera presenta aspetti sia positivi che negativi; il limite più grande del fumetto, secondo me, è l'ossessiva ripetizione dello stesso concetto, cioè che l'umanità è disgustosa e codarda. La filosofia de “Il rapporto di Brodeck” consiste nella credenza che tutti gli uomini siano egoisti e vigliacchi, e che in particolari circostanze siano in grado di commettere i crimini più atroci. Tutte le persone che compaiono nella storia sono in qualche modo miserabili, compreso Brodeck stesso, che anzi è forse il più miserabile di tutti, lasciato dopo la detenzione nei campi tedeschi con un “cratere nel cuore”. La storia appare quindi animata da un pessimismo estremo, forse troppo estremo. Sostanzialmente dopo l'assassinio, l'evento principale che inizia la storia, la trama non si sviluppa quasi per niente, non va da nessuna parte. La storia sembra semplicemente un veicolo per trasmettere questo pessimismo, quest'atmosfera cupa e angosciosa. Nell''universo di Larcenet nessuno è innocente, ogni essere umano è stato costretto a un certo punto a contribuire ad un'azione immorale, o commetterla lui stesso (. Forse l'unica a cui non capita questa sorte è la moglie di Brodeck, probabilmente il personaggio più tragico e interessante). Il problema è che questa idea costituisce praticamente l'ossatura del fumetto, che si concentra quasi esclusivamente sulla ripetizione di questo concetto, spesso arrivando ad esprimerlo in modo banale, attraverso metafore che si sono già sentite in qualsiasi serie tv o libro che tratti questi temi. Ad esempio, una frase contenuta nel volume 1 dice: “Ripensando alle volpi.. Gli uomini le odiano tanto perché sono simili a loro… cacciano per mangiare, certo, ma sono capaci anche di uccidere per puro piacere”. Insomma, non voglio dire che queste riflessioni non abbiano niente di vero, ma non credo che un'intera storia possa essere basata su frasi del genere. Uno dei passaggi della storia che ho amato di meno è quello che descrive con un flashback l'arrivo di un comandante nazista nella zona, che poi porterà alla deportazione di Brodeck. Il nazismo qui viene ritratto in modo sensazionalista e poco realistico. Il comandante è un mostro senza faccia e addirittura uccide senza ragione un uomo in piazza, solo per spaventare gli abitanti. Credo che questa parte mostri la tendenza pericolosa dell'autore ad un'estetica autocompiaciuta del degrado. Mi spiego meglio: penso che spesso lo scrittore ci prenda gusto a scrivere il passaggio più cupo, più tragico, scarno e pessimista che si possa immaginare, come in questo caso anche tralasciando il realismo, che in un contesto storico dovrebbe essere presente. Ma il racconto, come ho detto sopra, presenta anche risvolti positivi. Un aspetto invece molto interessante della storia viene alla luce nel secondo volume, quando viene descritto il periodo di soggiorno dell'Anderer nel paese. Qui la storia assume una qualità di fiaba nera, di parabola cupa. L'Altro è ritratto come una specie di spirito sacro, una figura mitologica che impersona la saggezza e la bontà, e che quindi rimane vittima della crudeltà degli uomini vili e malvagi, in qualche modo spaventati dalla sua purezza e conoscenza. Nel bene e nel male, “Il rapporto di Brodeck” è un libro che scorre. Forse spaventerà alcuni - non ha spaventato me perché non sono molto sensibile alla violenza in ambito narrativo - ma nel complesso merita di essere letto.

Questa storia ti ha fatto venire in mente un luogo?

Secondo te c'è una colonna sonora perfetta?

Apri →