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Dopo tre anni di carcere aveva imparato a passare il tempo coi mezzi più semplici, solo che per i primi dieci minuti fumò una sigaretta senza pensare ad alcun gioco, ma quando buttò il mozzicone sulla ghiaietta del viale pensò che il numero dei sassolini dei viali e vialetti del giardino, era un numero finito. Anche il numero dei granelli di sabbia di tutte le spiagge del mondo poteva essere calcolato ed era un numero finito, per quanto grande fosse, e così, fissando a terra, cominciò a contare.
Milano da bere, anni '60, Duca Lamberti è un uomo che ha pagato per i propri crimini: tre anni di carcere per aver somministrato “la dolce morte” a una paziente terminale della clinica in cui era stato assunto fresco di laurea in medicina. La carriera stroncata, la morte del padre immediatamente dopo lo scandalo del figlio, probabilmente di crepacuore, Duca si ritrova libero ma senza nessuna prospettiva futura. Unico punto di riferimento l'amico e collega del padre, un poliziotto, che lo mette in contatto con l'ingegner Pietro Auseri, piccolo imperatore della plastica. L'uomo ha un incarico per lui, sua ultima carta: deve trovare il modo di disintossicare il figlio Davide dall'alcol. Duca accetta e conosce Davide, un ragazzone docile e silenzioso, e capisce subito che l'alcolismo è collegato a qualcosa di profondo, che ha ferito irrimediabilmente il ragazzo. E con rude dolcezza riesce ad estorcere la verità al ragazzo, una verità che introduce i due nell'intricata ragnatela di un losco affare, di prostituzione e di morte.

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