2019 - 2020

Xanadu

2019 - 2020

JJ contro il vento

Guido Sgardoli

Fabbri, 2007


PERDITA RELAZIONI MEMORIA NATIVI AMERICANI TRADIZIONE
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Il vento può trasportare la voce di chi non è più con noi? E i consigli di Nonno Elmer sono affidabili? JJ a 11 anni si destreggia tra i bulli della scuola, la contaminazione con detriti radioattivi della riserva indiana in cui vive, le antiche tradizioni e leggende del suo popolo e la memoria degli antenati - oltre che con tutti i problemi che la preadolescenza porta con sé. Dal South Dakota ecco le avventure di un giovane pellerossa dei nostri giorni.

Qualcosa sull'autore

Vive e lavora a Treviso. In gioventù decide di studiare e diventare veterinario, ma in quegli stessi anni approfondisce la passione per il disegno, per l’animazione e la scrittura. Esordisce come scrittore nel 2004 con l’opera George W.Blatt-amministratore condominiale, e da quel momento divide la sua vita tra animali, pagine e libri. Per anni collabora con diversi giornali e riviste dedicati ai viaggi on the road, occupandosi di storia e tradizioni degli Stati Uniti. Scrive per ragazzi e bambini, e aderisce insieme ad altri autori a movimenti in favore dei diritti dell’infanzia, come ad esempio Writers With Children: a favore del riconoscimento della cittadinanza per le bambine e i bambini stranieri nati in Italia. Nel 2009 vince il premio Andersen come migliore scrittore, riconoscendo l’alto valore del romanzo Eligio S.- I giorni della Ruota.

Rilanci

- "Il popolo delle grandi pianure. Sulle tracce degli Indiani", Rizzoli, 2009;
- "Piccolo Capo Bianco", Rizzoli 2010;
- S. Alexie, "Diario assolutamente sincero di un indiano part-time", Rizzoli, 2015

Perché lo consigli

Per chi vuole sapere qualcosa in più dei nativi americani, al di là delle carnevalate e degli stereotipi; per chi ha un passato importante con cui vorrebbe ricongiungersi ma non è sicuro di poterlo fare. Per chi è adolescente e deve affrontare ogni giorno i bulli della scuola, gli amici, i professori e le nuove e improbabili conoscenze. Perché è divertente e ci fa sentire di non essere gli unici impacciati-strani-diversi sul pianeta terra.